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Il sapone viene prodotto tramite una reazione chimica chiamata “esterificazione”, tra acidi grassi (i costituenti principali di oli e burri) e una base (in genere idrossido di sodio), si ottiene glicerolo e un sale di sodio.
Al posto dell’idrossido di sodio si può utilizzare l’idrossido di potassio, avremo così un sapone molto molle che può essere diluito per avere un sapone liquido che però è più aggressivo sulla pelle rispetto a quello ottenuto con soda. I saponi liquidi in commercio sono molto rari, quelli che comunemente definiamo saponi liquidi sono in realtà dei syndet (detergenti sintetici), ovvero una miscela di sostanze lavanti di origine sintetica. I syndet possono essere più o meno aggressivi di un sapone solido a seconda della loro composizione.

Sia le molecole che costituiscono il sapone che quelle contenute nei syndet, sono costituite da una estremità carica negativamente, affine all’acqua ed una lunga coda idrofoba, più affine cioè alle sostanze grasse, molecole di questo genere sono chiamate tensioattivi. Lo sporco di natura grassa non può essere lavato con la sola acqua poiché grassi e acqua non si miscelano, il sapone lava perché le sue molecole circondano lo sporco, e possono essere sciacquate via dall’acqua.

Produrre il sapone in casa non è difficile, basta avere un po’di accortezza nel maneggiare sostanze caustiche, se vi volete cimentare vi consiglio questo sito in cui trovare molte utili dritte.
Industrialmente il sapone si produce in grandi caldaie in cui viene scaldata la massa di grassi e a poco a poco viene aggiunta la soluzione alcalina. Al termine della reazione viene aggiunto cloruro di sodio per favorire la separazione del sapone dalla liscivia e di gran parte del glicerolo che può essere rivenduto come tale. Otteniamo in questo modo un sapone di base, spesso prodotto in grandi quantità e rivenduto ad altri produttori minori che lo fondono e lo “personalizzano” aggiungendo oli, glicerina, profumo…

Ingredienti. L’etichetta di un sapone è di norma molto semplice: per prima cosa ci sono i grassi di partenza, possono essere indicati col loro nome latino oppure come sale di sodio o potassio aggiungendo il suffisso –ate preceduto da sodium o potassium. Difficilmente un sapone è costituito da un solo olio, ne sono necessari almeno due per avere un prodotto della giusta consistenza, non viscido e che faccia una bella schiuma. Gli oli che troviamo più comunemente sono quello di palma (elaesis guineensis/sodium palmate) e quello di cocco (cocos lucifera/sodium cocoate); il primo è un importante fattore di consistenza, rende le saponette molto dure che quindi si consumano più lentamente, il secondo dà una bella schiuma. Molto presente soprattutto nei saponi da bucato il sego suino, prodotto dagli scarti di macellazione (lard/sodium tallowate). A seconda della vostra sensibilità personale potreste decidere di escludere dai vostri acquisti i prodotti con tallowate (quindi non vegan) e quelli contenenti il palmate. Nel sud est asiatico ogni anno vengono disboscati ettari di foresta per far posto alle piantagioni di palma da cui viene ottenuto questo olio con grave danno alla biodiversità, decidere di non acquistare prodotti che lo contengono però non è facile, è contenuto anche in molti prodotti alimentari sotto la dicitura “grassi vegetali”.
Un altro olio che può essere presente nei saponi è l’olio d’oliva (olea europea/sodium olivate), i saponi fatti con olio d’oliva come ingrediente principale sono duri ma delicati, di solito viene abbinato a olio di cocco per avere una schiuma migliore.
Dopo gli oli in etichetta è presente sempre sodium (potassium) hydroxide, non viene indicato se al posto dei nomi degli oli ci sono quelli dei relativi sali.
A questo punto è il turno di tutte le eventuali aggiunte facoltative che possono essere fatte:

  • Oli o burri più pregiati (karitè, mandorle…), questi non sono saponificati e nell’inci sono indicati col loro nome latino o inglese, servono per addolcire il sapone
  • Glicerina, è un sottoprodotto della saponificazione, industrialmente spesso viene separata dal sapone per essere utilizzata nell’industria farmaceutica o degli esplosivi. I produttori che non fabbricano da sé il sapone ma lo acquistano grezzo spesso la aggiungono nuovamente per ingentilire il prodotto
  • Profumazioni, indicate col generico “parfum”, sono in genere di natura sintetica ma possono anche essere date da oli essenziali profumati. Attenzione a non cadere nell’errore naturale=migliore perché spesso gli oli essenziali essendo fortemente concentrati possono contenere degli allergeni. Per legge è obbligatorio indicare in etichetta le sostanze riconosciute come allergizzanti se presenti ad una concentrazione maggiore allo 0.01%, sia se di origine naturale, sia se di sintesi.
  • Chelante, in genere è l’EDTA, serve a sequestrare il ferro (che accelera l’irrancidimento del sapone) e calcio e magnesio (rendendo l’acqua più dolce il sapone fa una schiuma migliore). L’EDTA non è molto ben visto dai sostenitori dell’ecobio ma la sua pericolosità a livello ambientale è ancora molto dibattuta. In molti saponi è sostituito da altre molecole chelanti come tetrasodium etidronate

Saponi particolari. Il vero sapone di Marsiglia dovrebbe essere costituito dal solo olio d’oliva, al limite può essere aggiunta una piccola quantità di olio di cocco per aumentarne la schiuma, mai grassi animali.
Il vero sapone di aleppo è costituito da olio di oliva e olio di alloro, la quantità di quest’ultimo ne definisce la qualità e può arrivare fino al 25% (deve essere specificato in etichetta). L’olio di alloro è sempre definito come laurus nobilis e non come sale in quanto è aggiunto dopo la saponificazione.

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