Com’è fatto un rossetto

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I rossetti servono a migliorare l’aspetto naturale delle labbra, di solito ne cambiano il colore, a volte ne aumentano la brillantezza. I rossetti solidi quando vengono applicati si sciolgono temporaneamente a causa dell’attrito, quindi si raffreddano velocemente aderendo alla superficie delle labbra.

La formula di un rossetto varia enormemente a seconda della marca e del finish, tutti contengono una miscela di cere ed oli in cui è disperso un pigmento e spesso una fragranza. Le cere danno la consistenza in un prodotto in stick, ne vengono usate di diverse in maniera simile ai burrocacao. Gli oli e i siliconi sono gli emollienti che aumentano la gradevolezza nell’uso e conferiscono lucentezza, sono inoltre indispensabili per disperdere uniformemente il colore nel prodotto. Alcuni rossetti contengono anche filtri solari. L’ingrediente chiave in un rossetto è il colorante, considerando che è un prodotto che è apposto sulle labbra e quindi viene parzialmente ingerito, la maggior parte dei coloranti è utilizzato anche in ambito alimentare. Alcuni sono inorganici come gli ossidi di ferro, altri sono organici di origine naturale ma oggi prodotti sinteticamente come il carminio.

Esistono diversi tipi di rossetto a seconda del loro finish: i gloss contengono molte cere ed oli per creare un film molto liscio sulle labbra che riflette la luce in maniera uniforme rendendole lucide, viceversa i rossetti matte, contengono molti pigmenti e pochi emollienti. La luce si rifletterà sulle labbra in tutte le direzioni dando un colore uniforme completamente opaco. I rossetti frost e quelli shimmer contengono miche che conferiscono riflessi brillanti e/o metallici.  I rossetti rimpolpanti, quelli cioè che aumentano il volume delle labbra, contengono sostanze irritanti come la capsaicina, molecola contenuta nei peperoncini che gonfia temporaneamente le labbra.

Di recente ha molto fatto discutere uno studio americano* secondo cui il 61% dei rossetti analizzati conteneva piombo e tracce di altri metalli pesanti come cadmio, cromo e manganese, tossici per l’uomo.Uno studio successivo** su un campione più rappresentativo di 400 rossetti trovava valori fino a 7,2 ppm di piombo con una media di 1,11 ppm (ppm significa milligrammi di piombo per kilogrammo di rossetto).

L’unione europea vieta specificamente l’uso di piombo e suoi sali nei prodotti cosmetici, ma riconosce che il piombo è un elemento naturale e può non essere possibile eliminarne del tutto la contaminazione. La maggior parte dei metalli presenti nei cosmetici è infatti frutto di contaminazione, a volte l’alluminio viene aggiunto intenzionalmente per rendere i coloranti meno idrosolubili in modo che il rossetto duri di più sulle labbra. Come già ribadito in articoli precedenti, i cosmetici in commercio sono ritenuti sicuri per la salute umana, quindi non dobbiamo preoccuparci troppo, anche se sarebbe auspicabile definire un limite di legge per la concentrazione di questi contaminanti.

Riferimenti:
*Determination of Total Lead in Lipstick: Development and Validation of a Microwave-Assisted Digestion, Inductively Coupled Plasma-Mass Spectrometric Method. NM Hepp, WR Mindak, J Cheng – Journal of Cosmetic Science, 2009
**Determination of total lead in 400 lipsticks on the U.S. market using a validated microwave-assisted digestion, inductively coupled plasma-mass spectrometric method. Journal of Cosmetic Science

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Struccanti a confronto

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OLI STRUCCANTI

Sono prodotti a base di oli naturali o sintetici che si massaggiano sul viso asciutto per sciogliere il trucco. Dopo aver sciolto il tutto si massaggia con le mani bagnate, piccole quantità di emulsionante contenute in questi prodotti li fanno diventare come latte aiutandone la rimozione dal viso.

Mac cosmetics – cleanse off oil

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Inci:Cetyl Ethylhexanoate, Olea Europaea (Olive) Fruit Oil, PEG-20 glyceryl Triisostearate, Squalane, Simmondsia Chinensis (Jojoba) Seed Oil, Triticum Vulgare (Wheat) Germ Oil, Oryza Sativa (Rice) Germ Oil, Tocopherol, Chamomilla Recutita (Matricaria) Flower Oil, Citrus Aurantium Amara (Bitter Orange) Oil, Lavandula Angustifolia (Lavender) Oil, Oenothera Biennis (Evening Primrose) Oil, Water / Aqua / Eau, Rosa Canina (Rose) Fruit Oil, Limonene.

Oli: Cetyl Ethylhexanoate (olio sintetico), olio di oliva, squalano, olio di jojoba, olio di germe di grano, olio di riso, olio di enotera
Emulsionante: PEG-20 glyceryl Triisostearate
Conservanti-antiossidanti:tocoferolo
Oli essenziali: camomilla, arancio, lavanda, rosa canina
Commenti: non è male come prodotto, in quanto costituito da una miscela di oli naturali e da un olio sintetico (estere) che dà un tocco meno “unto”. E’ arricchito da diversi oli essenziali.

L’oreal – olio struccante sensazionale

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Inci:paraffinum liquidum/mineral oil, caprylic capric triglyceride, Ethylhexyl Stearate, isohexadecane, PEG20 glyceril triisostearate, water, tocopheryl acetate, phenoxyhethanol, parfum

Oli: olio minerale, caprylic capric triglyceride, Ethylhexyl Stearate
Emulsionante: PEG20 glyceril triisostearate
Conservanti-antiossidanti:tocoferol acetato, fenossietanolo
Commenti: sensazionale mi sembra un po’esagerato come nome. Si tratta di una miscela di olio minerale con oli sintetici. A questo punto tantovale usare il famigerato olio johnson per struccarsi che costa sicuramente di meno. Interessante il claim pubblicitario: “arricchito con attivi illuminanti, oltre a rimuovere il trucco rivela una pelle luminosa, nutrita e sublimata”. A parte il fatto che di attivi illuminanti nell’inci non ce n’è traccia, ma cosa significa “pelle sublimata”? In chimica la sublimazione è il passaggio dallo stato solido a quello aeriforme, significa che la pelle del viso ti evapora??? Nel dubbio mi terrei alla larga da questo prodotto 😉

ACQUE MICELLARI
Sebbene esistano da diversi anni, il boom si sta avendo in questo momento: tutti ne parlano, molti le adorano, ma in pochi sanno veramente cosa si cela dietro a questo nome così “tecnologico”.
Cosa sono in poche parole? Acqua e sapone.
Ogni detergente forma al di sopra di una certa concentrazione delle micelle, strutture sferiche che inglobano lo sporco. Queste micelle tendono a disgregarsi oltre una data concentrazione. Nelle acque micellari abbiamo un tensioattivo presente nella minima quantità necessaria per formare queste micelle, di solito coadiuvato da un glicole che aiuta la rimozione dello sporco e lascia una sensazione setosa sulla pelle. Spesso le soluzioni micellari contengono anche estratti vegetali o attivi che rendono il prodotto più accattivante ma non servono in un prodotto a risciacquo. Sottolineo la parola “risciacquo” perchè spesso si dice di non lavarsi dopo aver usato questo tipo di prodotto, invece è fondamentale sia per rimuovere del tutto lo sporco sia perchè lasciare sulla pelle tensioattivi e solventi non fa bene alla pelle e può alla lunga dare problemi di sensibilizzazione.

Vichy – lozione micellare struccante

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Inci: Aqua / Water, Hexylene Glycol, Glycerin, Poloxamer 184, Rosa Gallica / Rosa Gallica Flower Extract, Disodium Cocoamphodiacetate, Disodium Edta, Propylene Glycol, Panthenol, Dihydrocholeth-30, Polyaminopropyl Biguanide, Parfum / Fragrance

Tensioattivi: Poloxamer 184, disodium cocoanfodiacetato, Dihydrocholeth-30
Glicoli: hexylene glycol, propilen glicole
Altro: estratto di rosa gallica, pantenolo (lenitivo), Polyaminopropyl Biguanide (conservante)

So’bio etic – lozione micellare lenitiva

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Inci: Aqua (Water), Anthemis Nobilis Flower Water*, Glycerin, Decyl Glucoside, Sodium Levulinate, Sodium Benzoate, Aloe Barbadensis Leaf Juice Powder*, Glyceryl Undecylenate, Parfum (Fragrance), Sodium Hydroxide, Lactic Acid, Calendula Officinalis (Flower) Extract*

Tensioattivi: decyl glucoside
Altro: sodio levulinate/ sodio benzoato /Glyceryl Undecylenate (conservanti), succo d’aloe, estratto di calendula
Commenti: la differenza tra questi due prodotti sta semplicemente nel contenuto più sintetico nel primo e più vegetale nel secondo. Entrambe hanno la composizione tipica di un’acqua micellare come descritta sopra, entrambe sono alla fin fine soluzioni diluitissime di detergente.

LATTE DETERGENTE
Sono delle vere e proprie creme con un’importante quantità di grassi per rimuovere il trucco. Spesso sono addizionate di tensioattivi per aiutare il risciacquo.

Antos – latte detergente

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Inci – aqua, cetearyl olivate-sorbitan olivate*, glyceryl stearate*, prunus armeniaca oil*, isopropyl palmitate, stearic acid*, mel*, caprylic-capric triglyceride*, calendula off. extract**, chamomilla recutita extract**, cetearyl alcohol*, glyceryl caprilate*, tocopherol*,anisic acid, limonene, linalool.

Grassi: olio di albicocca, caprylic-capric triglyceride
Emulsionanti, emollienti: cetearyl olivate-sorbitan olivate, glyceryl stearate, isopropyl palmitate, acido stearico, miele, cetearyl alcohol, glyceryl caprilate
Lenitivi: estratto di calendula, estratto di camomilla
Conservanti-antiossidanti: tocoferolo, acido anisico
Commenti: Alcuni ingredienti sono considerati comedogeni ma in un prodotto a risciacquo non è così rilevante. Come composizione e consistenza è molto simile ad una crema che ad un classico latte, infatti non contiene tensioattivi.

Bionike – latte detergente

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Inci: Aqua, Paraffinum Liquidum, Stearyl Heptanoate, Polysorbate 60, Glycerin, Sorbitan Stearate, Cetearyl Alcohol, Polyquaternium-6, Pentylene Glycol, Dimethicone, Polyquaternium-7, Sarcosine (Methyl Glycine), Sodium Carbomer, Hydroxypropyl Guar, Disodium EDTA

Grassi/emollienti: paraffina, Stearyl Heptanoate,dimethicone
Tensioattivi/emulsioanti: Polysorbate 60, Sorbitan Stearate, Cetearyl Alcohol
Altro: glicerina (umettante), polyquaternium (condizionante), pentylen glycol (solvente), sarcosine (condizionante), carbomer, guar (addensanti), disodium edta (conservante).
Commenti: al contrario del prodotto precedente, latte costituito da ingredienti sintetici/derivati del petrolio, sicuramente non amici dell’ambiente. C’è da dire che è un prodotto consigliato a soggetti allergici o con pelle molto sensibile e questi ingredienti sono praticamente inerti, quindi in questo senso è fatto bene. Per lo stesso motivo manca anche di profumazioni. La paraffina strucca bene per affinità. In definitiva con questi ingredienti non è un prodotto che consiglierei a chi non ha una pelle particolarmente problematica.

Com’è fatto uno struccante

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Per rimuovere il make up dal viso possono non bastare i classici detergenti che utilizziamo per lavarci quotidianamente, questo perchè spesso fondotinta &co sono molto grassi e studiati per durare a lungo sul viso quando non sono addirittura “waterproof”, pensiamo a quanto è difficile rimuovere il mascara! D’altra parte non possiamo neanche utilizzare detergenti molto aggressivi poichè la pelle del viso è generalmente più delicata. Per questi motivi esistono prodotti specificatamente studiati per rimuovere il make up, i quali possono agire in due modi differenti.

Nel primo caso abbiamo struccanti a base d’olio che funzionano secondo la teoria per cui “il simile scioglie il simile”. Essendo il make up in genere a base di pigmenti dispersi in grassi, lo struccante a base d’olio funge da solvente e lo rimuove come soluto. Ecco perchè per struccarci può andare benissimo anche un dischetto di cotone imbevuto di un olio qualsiasi, non si discosta molto di composizione a diversi prodotti in commercio ed è più economico. Fanno parte di questa categoria gli oli detergenti che spesso però non lasciano una sensazione gradevole sulla pelle, è sempre consigliabile sciacquarsi dopo lo strucco con un sapone o un detergente delicato.

Una seconda tipologia di struccante è invece a base di acqua e tensioattivi. In questo caso abbiamo delle molecole che funzionano come gli emulsionanti, da una parte sono affini al grasso e si legano al makeup, dall’altra sono affini all’acqua. Quando risciacquiamo il detergente, l’acqua riuscirà a portare via anche il trucco. Di questa categoria fanno parte le acque micellari che altro non sono che soluzioni molto diluite di acqua e tensioattivi.

Gli struccanti bifasici (quelli che hanno una fase grassa che galleggia sopra una fase acquosa e che vanno agitati prima dell’uso), fanno parte in genere della prima categoria poichè è la fase grassa che funge da struccante, anche se la fase acquosa può contenere tensioattivi.

La maggior parte degli struccanti in commercio sono sottoforma di latte detergente, una via di mezzo tra queste due tipologie, sono vere e proprie emulsioni, sufficientemente grasse da sciogliere il trucco e che a volte (ma non necessariamente) contengono anche tensioattivi che ne aiutano la rimozione.

Per scegliere un buon struccante bisogna per prima cosa valutare il nostro tipo di pelle e da qui decidere se è meglio uno a base d’olio (pelle secca) o a base di acqua (pelle normale-grassa). Ricordatevi che lo struccante viene subito lavato via, quindi è inutile acquistare prodotti molto costosi che vantano proprietà antirughe, purificanti e quant’altro, anche se avessero attivi che funzionano, non avrebbero il tempo di agire.

Nel prossimo post farò alcuni esempi di struccanti in commercio per vedere come sono formulati e capirne le differenze.

Conservanti

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Batteri e muffe possono crescere quasi ovunque, per questo motivo è necessario aggiungere conservanti ai cosmetici: eventuali contaminazioni microbiche possono alterare le caratteristiche del prodotto ma anche causare problemi al consumatore. Spesso i conservanti non sono ben visti dall’opinione pubblica, sono sostanze pericolose in quanto uccidono le cellule microbiche che non sono così differenti da quelle umane, quindi sono potenzialmente pericolosi anche per l’uomo. Non esistono conservanti non problematici: anche se non tutti nello stesso modo e con la stessa frequenza, tutti possono dare allergie e problemi con la pelle ma il rischio di usare cosmetici con conservanti è inferiore al rischio di usare cosmetici senza.
Per la normativa i conservanti utilizzabili per i cosmetici sono elencati nell’allegato V, esistono tuttavia in commercio prodotti che sembrano non conservati perchè:

  • Non contengono acqua: burricacao e oli per massaggi non contengono in genere conservanti perchè l’acqua è fondamentale per lo sviluppo batterico
  • Allo stesso modo cosmetici formulati in modo che l’acqua sia “sequestrata” non necessitano di conservanti. Pensiamo alle marmellate, non hanno conservanti perchè l’alta concentrazione di zuccheri inibisce lo sviluppo batterico. Glicerina e zuccheri in alte percentuali possono funzionare da sequestranti.
  • Hanno pH incompatibili con lo sviluppo batterico (molto acidi o molto basici), un esempio sono i saponi. Lo svantaggio è che di solito questi pH sono incompatibili anche con la nostra pelle.
  • Contengono alcool in alte percentuali (pensate ai liquori che non vanno mai a male). Anche in questo caso abbiamo uno svantaggio: l’alcool è molto sgrassante e per non seccare la pelle deve essere inserito in creme molto grasse.
  • Sono state usate materie prime già conservate e in etichetta non è obbligatorio indicarli. In questo caso il prodotto utilizza conservanti ma il consumatori non ha modo di sapere quali e questo può essere un problema in caso di allergie.

Ecco i conservanti più utilizzati.

Parabeni
ParabeniI parabeni sono i conservanti più comuni; sono esteri (derivati) dell’acido p-idrossibenzoico e tra essi ci sono Methylparaben, Propylparaben, e Butylparaben.
Sono efficaci contro un ampio spettro di batteri e funghi ma non contro tutti i microbi, di solito è necessario un conservante supplementare. Negli ultimi anni si è molto parlato della presunta pericolosità di queste sostanze e della loro relazione col cancro al seno. Al momento si stanno conducendo molte ricerche al riguardo, con esiti spesso contrastanti, quello che si sa è che sono sostanze interferenti degli estrogeni ma se il tumore ne sia una conseguenza è ancora in dubbio. L’unione europea ne ha sconsigliato l’uso nei prodotti destinati a bambini al di sotto dei tre anni ma essendo conservanti ampiamente utilizzati, spesso questa raccomandazione non viene seguita.

Derivati del fenolo

fenossietanolo

Tra i derivati del fenolo, il più largamente usato in cosmetica è il fenossietanolo. Questa molecola si lega alla parete cellulare dei batteri inibendone alcune funzioni vitali e provocandone la morte. Sebbene possa svolgere la sua funzione da solo, spesso è usato con altri conservanti, principalmente parabeni, in modo da rafforzarne l’azione.

Derivati della formaldeide

DMDM ​​Hydantoin

DMDM ​​Hydantoin

Imidazolidinyl Urea

Imidazolidinyl Urea

Altri conservanti molto comuni sono i derivati ​​della formaldeide: DMDM ​​Hydantoin e Imidazolidinyl Urea,spesso utilizzati per conservare i tensioattivi. Questi composti interferiscono con le proteine ​​di membrana uccidendo i microbi. Sono efficaci contro batteri, funghi e muffe.Oltre ad una certa concentrazione queste sostanze possono trasformarsi in formaldeide, cancerogena e irritante per la pelle, per questo motivo stanno andando sempre più in disuso.

 

Isotiazolinoni
metilisotiazolinone
Composti sintetici come Methylchloro- isotiazolinone e metil-isotiazolinone sono usati in associazione in diversi prodotti a risciacquo. Anche questo tipo di conservanti, sebbene efficaci in quantità incredibilmente basse e in un ampio range di pH, sono spesso usati in sinergia con parabeni per coprire tutte le possibili contaminazioni. Il loro uso è limitato in prodotti a risciacquo perchè sono fortemente sensibilizzanti.

Altri conservanti
Il benzoato di sodio è un conservante usato anche in campo alimentare in combinazione con l’acido sorbico. Il suo uso è limitato perchè esplica la sua azione solo a pH inferiori a 5.
Il triclosan è utilizzato in cosmetici con attività antimicrobiche come gel igienizzanti per le mani, dentifrici, deodoranti. E’ fortemente inquinante e ci sono molti dubbi sulla sua pericolosità per la salute umana, perciò sta cadendo in disuso. Iodopropynyl Butylcarbamate, conservante attivo soprattutto verso i funghi, meno verso i batteri. Contiene iodio, per questo deve essere evidenziata la sua presenza nel cosmetico oltre una certa concentrazione, è vietato l’uso nei prodotti che possono essere ingeriti come quelli per l’igiene orale o per le labbra.
Gli oli essenziali possono svolgere azione conservante ma in quantità tali da aumentare i rischi di reazioni allergiche.

Leggiamo l’etichetta: saponi

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I provenzali – Saponetta al karitè

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Inci: Sodium Palmate, Sodium Cocoate, Aqua, Parfum, Butyrospermum Parkii Butter, Glycerin, Prunus Amygdalus Dulcis Oil, Olea Europaea Oil, Lecithin, Citric Acid, Tetrasodium Etidronate

Commenti: una delle marche di saponette di facile reperimento, è costituita dalla classica combinazione di olio di palma più cocco ma è addolcita con l’aggiunta di burro di karitè, olio di mandorle e olio di oliva. Semplice e delicata.

La saponaria – Sapone arancia e cannella

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Inci: Olea Europea Oil, Cocos Nucifera Oil, Aqua, Sodium Hydroxide, Triticum Vulgre Germ Oil, Bixa Orellana Seed Extract, Citrus Dulcis Oil, Cinnamom Zeylanicum Oil, Limonene, Cinnamal, Eugenol, Linalool, Benzyl Benzoate

Commenti: a differenza del sapone precedente in questo inci sono elencati gli oli e l’idrossido di sodio separatamente. Quelli prima dell’idrossido sono quelli saponificati: principalmente olio di oliva, con olio di cocco per migliorare la schiuma. Dopo la saponificazione è stato aggiunto olio di germe di grano, ricco di antiossidanti ma che in un prodotto a risciacquo servono poco o niente. L’estratto di bixa orellana è un colorante arancione naturale. L’olio essenziale di arancio dolce insieme a quello di cannella profumano, infine sono elencati gli allergeni contenuti negli oli essenziali. Un sapone all’olio d’oliva rispetto ad uno tradizionale palma-cocco come il precedente risulta più delicato e più morbido (si scioglie più in fretta)

Tea Natura – Sapone di marsiglia liquido

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Inci: Aqua, Potassium Cocoate, Potassium Oleate, Glycerin, Elaeis Guineensis oil, Sesamum Indicum oil, Citrus Bergamia Oil, d-Limonene, Linalool, Citral.

Commenti: un “vero” sapone liquido, contiene olio di cocco e olio di oliva saponificati da idrossido di potassio, diluiti in acqua. Contiene oli di palma e di sesamo, poco pregiati, per addolcirlo e olio di bergamotto per profumarlo, le ultime tre voci sono gli allergeni contenuti nell’olio essenziale. Definirlo sapone di marsiglia non è propriamente corretto perchè contiene principalmente olio di cocco. I saponi liquidi, ottenuti con la potassa sono di solito molto più aggressivi sulla pelle, meglio una classica saponetta o un detergente liquido ben formulato.

Com’è fatta una crema

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Nel panorama cosmetico le creme la fanno da padrone: creme viso e creme corpo, creme solari e doposole, ne esistono antiage, nutrienti, idratanti… A seconda del loro scopo di utilizzo ne varia la composizione che può essere più semplice o più complessa, ma tutte sono costituite da una fase acquosa e da una fase grassa in proporzioni variabili tenute insieme da un emulsionante, a questi ingredienti base vengono aggiunti gli attivi che “specializzano” la crema. Vediamo in dettaglio gli elementi costitutivi.

L’ingrediente principale in una crema (perciò il primo in INCI) è solitamente l’acqua. L’acqua però non basta da sola ad idratare, nelle creme sono necessari anche degli idratanti. La nostra pelle infatti possiede uno strato idrolipidico che trattiene l’umidità, diversi fattori come il freddo o l’utilizzo di detergenti aggressivi possono assottigliare questo strato facendo traspirare più acqua e la pelle si secca. Gli idratanti, di cui il più utilizzato è la glicerina (glycerin), legano a sè l’acqua del cosmetico impedendone l’evaporazione e mantenendo così lo strato superficiale della pelle ben idratato. Lo stesso scopo hanno anche nella crema stessa, mantenendo legata l’acqua ne impediscono l’evaporazione ed evitano che si secchi nel barattolo. Tra gli altri idratanti utilizzati possiamo trovare zuccheri come saccarosio (saccharosum) e sorbitolo (sorbitol) o succo d’aloe (aloe barbadensis), costituito da una miscela di polisaccaridi, carboidrati e sali minerali.

Alla fase acquosa, per facilitare l’emulsione e renderla più stabile, vengono aggiunti addensanti. Questi sono in genere polimeri che si gonfiano in acqua creando un gel. I più comuni sono la gomma Xantana (xanthan gum), un polisaccaride ad elevato peso molecolare, l’idrossietilcellulosa (hydroxyethylcellulose), un polimero derivato dalla cellulosa e il carbomer (in realtà con questo nome intendiamo una famiglia di composti chimicamente simili, a volte chiamati anche carbopol), un polimero sintetico acido che si gonfia quando viene neutralizzato.

La fase lipidica è costituita da una miscela di oli e/o burri che fungono da emollienti. Nella formula chimica degli oli gli atomi di carbonio possono essere legati tra loro solo da legami singoli (oli saturi), oppure possono avere uno o più legami doppi (oli insaturi). Il doppio legame è meno stabile di quello singolo e reagisce facilmente con l’ossigeno, la reazione è detta di ossidazione. L’ossidazione degli oli li fa irrancidire rendendoli inutilizzabili a causa del loro odore sgradevole. I grassi restituiscono morbidezza alla pelle poichè ne ricostituiscono lo strato idrolipidico. Spesso nei cosmetici vengono utilizzati anche emollienti derivati dal petrolio come la paraffina e l’olio minerale poiché sono inerti, non irrancidiscono e non danno allergie, altri emollienti utilizzati sono a base di siliconi come il ciclometicone e il dimeticone.

Per far coesistere le due fasi è indispensabile almeno un emulsionante. A proposito di queste molecole qualcosa avevamo già detto nel post sulle emulsioni, ovvero che sono costituiti da una parte idrofila (affine all’acqua) e una lipofila (affine ai grassi); in un’emulsione si orientano secondo le loro affinità riuscendo così a tenere insieme due liquidi che non sarebbero miscibili tra loro. Di emulsionanti utilizzati in cosmetica ne esistono a centinaia, impensabile elencarli tutti, vi farò solo un esempio. La glicerina, alla base di una classe di emulsionanti chiamati gliceril-esteri, contiene tre gruppi ossidrile (con questo nome s’intendono un atomo di ossigeno e uno di idrogeno legati insieme -OH) i quali possono reagire con acidi formando, appunto, esteri. Il gliceril-monostearato è formato da una molecola di glicerina reagita con una (-mono) molecola di acido stearico, il gliceril-distearato ha due (-di) molecole di acido stearico per molecola di glicerina. Gli acidi sono costituiti da una lunga catena di atomi di carbonio, sono quindi affini alla fase grassa, il/i gruppi ossidrile sono affini a quella acquosa. Per questo non esistono emulsionanti in cui tutti e tre i gruppi ossidrile della glicerina sono reagiti: l’affinità per l’acqua sarebbe scarsa.

Ciò che caratterizza la crema sono gli attivi, ovvero le sostanze funzionali, ad esempio gli attivi antirughe. Anche in questo caso ne esistono centinaia e li vedremo in post più specifici.

Per rendere più gradevole alla vista una crema, a volte vengono aggiunti dei coloranti. Questi composti, fondamentali ad esempio in un fondotinta o in un ombretto, possono essere di origine minerale come gli ossidi di ferro o organica, in genere vengono indicati in etichetta con una sigla CI seguita da quattro numeri. Nella normativa sui cosmetici all’allegato IV sono elencati tutti i coloranti ammessi.

Infine, componente fondamentale in qualsiasi cosmetico è il conservante che impedisce le contaminazioni microbiche. Anche di questa categoria di sostanze ne parlerò approfonditamente in un post dedicato, al momento comincio a dirvi che i parabeni sono i più usati per la loro efficacia contro i batteri gram-positivi, mentre il fenossietanolo viene utilizzato per proteggere contro i ceppi gram negativi. Generalmente viene impiegata una miscela di conservanti in modo da garantire un ampio spettro di protezione contro i diversi ceppi batterici, nonché contro lieviti e muffe.

Terminato questo lungo post introduttivo lascio la parola a voi lettori se avete una qualsiasi domanda non temete a farvi sentire nei commenti!

Cosmesi vegan

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Negli ultimi anni molte persone si stanno avvicinando ad uno stile di vita vegan che non contempla l’uso di prodotti di origine animale, non solo nel campo alimentare ma anche ad esempio nell’abbigliamento e la cosmesi non fa eccezione. Riconoscere un cosmetico vegano solo leggendo l’inci non è semplice come sembra: se alcuni ingredienti sono palesemente di origine animale (ad esempio cera d’api), altri che in passato lo erano (come il collagene), oggi vengono spesso sintetizzati in laboratorio per via chimica o biotecnologica. A tutt’oggi la normativa non prevede che sia specificata l’origine di ogni singola materia prima perciò i consumatori interessati a questo argomento non possono trarre le informazioni che servono tramite l’etichetta. L’unico modo per essere sicuri che il prodotto da acquistare non contenga alcun ingrediente di derivazione animale, è di ricercare cosmetici che siano certificati come vegani da enti terzi e che ne riportino il relativo simbolo.

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Questi sono solo alcuni dei simboli riportati su cosmetici vegani, i quali variano a seconda dell’ente certificatore. Ogni ente sarà più o meno selettivo nel concedere il proprio marchio, sui rispettivi siti è possibile visionare il disciplinare per ottenere la certificazione. Ad esempio alcuni enti certificano il singolo prodotto, altri l’eticità dell’intera azienda.

Per sapere quali sono gli ingredienti di un cosmetico che possono essere di origine animale una lista esaustiva la potete trovare sul sito della peta (link). Ricordo però che la maggior parte di questi ingredienti oggi si ricava in modo più economico per sintesi o a partire da vegetali.
Gli ingredienti sicuramente di origine animale sono:

  • Miele (mel/honey): prodotto dalle api, usato come colorante o emolliente
  • Grasso animale (tallow/tallowate): utilizzato soprattutto per saponificare
  • Cera d’api (cera alba/beeswax): utilizzata in molti prodotti per darne consistenza
  • Lanolina (lanoline/lanolate): usata come emolliente si ricava dalla lana delle pecore
  • Carmine (CI 75470): colorante ottenuto dalla macinazione di insetti, oggi fortemente in disuso, si preferiscono alternative minerali come ossidi di ferro o il suo corrispettivo di sintesi che ha un altro codice
  • Latte (lac) e di conseguenza le proteine del latte (sine adipe lac)
  • Proteine della seta (hydrolyzed silk): principalmente nei prodotti per capelli

Per concludere, se volete evitare l’utilizzo di cosmetici contenenti sostanze di derivazione animale, orientatevi su quelli certificati vegan oppure in caso di ingredienti di origine dubbia, potete provare a chiedere maggiori informazioni al produttore.

L.

Com’è fatto: il sapone

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Il sapone viene prodotto tramite una reazione chimica chiamata “esterificazione”, tra acidi grassi (i costituenti principali di oli e burri) e una base (in genere idrossido di sodio), si ottiene glicerolo e un sale di sodio.
Al posto dell’idrossido di sodio si può utilizzare l’idrossido di potassio, avremo così un sapone molto molle che può essere diluito per avere un sapone liquido che però è più aggressivo sulla pelle rispetto a quello ottenuto con soda. I saponi liquidi in commercio sono molto rari, quelli che comunemente definiamo saponi liquidi sono in realtà dei syndet (detergenti sintetici), ovvero una miscela di sostanze lavanti di origine sintetica. I syndet possono essere più o meno aggressivi di un sapone solido a seconda della loro composizione.

Sia le molecole che costituiscono il sapone che quelle contenute nei syndet, sono costituite da una estremità carica negativamente, affine all’acqua ed una lunga coda idrofoba, più affine cioè alle sostanze grasse, molecole di questo genere sono chiamate tensioattivi. Lo sporco di natura grassa non può essere lavato con la sola acqua poiché grassi e acqua non si miscelano, il sapone lava perché le sue molecole circondano lo sporco, e possono essere sciacquate via dall’acqua.

Produrre il sapone in casa non è difficile, basta avere un po’di accortezza nel maneggiare sostanze caustiche, se vi volete cimentare vi consiglio questo sito in cui trovare molte utili dritte.
Industrialmente il sapone si produce in grandi caldaie in cui viene scaldata la massa di grassi e a poco a poco viene aggiunta la soluzione alcalina. Al termine della reazione viene aggiunto cloruro di sodio per favorire la separazione del sapone dalla liscivia e di gran parte del glicerolo che può essere rivenduto come tale. Otteniamo in questo modo un sapone di base, spesso prodotto in grandi quantità e rivenduto ad altri produttori minori che lo fondono e lo “personalizzano” aggiungendo oli, glicerina, profumo…

Ingredienti. L’etichetta di un sapone è di norma molto semplice: per prima cosa ci sono i grassi di partenza, possono essere indicati col loro nome latino oppure come sale di sodio o potassio aggiungendo il suffisso –ate preceduto da sodium o potassium. Difficilmente un sapone è costituito da un solo olio, ne sono necessari almeno due per avere un prodotto della giusta consistenza, non viscido e che faccia una bella schiuma. Gli oli che troviamo più comunemente sono quello di palma (elaesis guineensis/sodium palmate) e quello di cocco (cocos lucifera/sodium cocoate); il primo è un importante fattore di consistenza, rende le saponette molto dure che quindi si consumano più lentamente, il secondo dà una bella schiuma. Molto presente soprattutto nei saponi da bucato il sego suino, prodotto dagli scarti di macellazione (lard/sodium tallowate). A seconda della vostra sensibilità personale potreste decidere di escludere dai vostri acquisti i prodotti con tallowate (quindi non vegan) e quelli contenenti il palmate. Nel sud est asiatico ogni anno vengono disboscati ettari di foresta per far posto alle piantagioni di palma da cui viene ottenuto questo olio con grave danno alla biodiversità, decidere di non acquistare prodotti che lo contengono però non è facile, è contenuto anche in molti prodotti alimentari sotto la dicitura “grassi vegetali”.
Un altro olio che può essere presente nei saponi è l’olio d’oliva (olea europea/sodium olivate), i saponi fatti con olio d’oliva come ingrediente principale sono duri ma delicati, di solito viene abbinato a olio di cocco per avere una schiuma migliore.
Dopo gli oli in etichetta è presente sempre sodium (potassium) hydroxide, non viene indicato se al posto dei nomi degli oli ci sono quelli dei relativi sali.
A questo punto è il turno di tutte le eventuali aggiunte facoltative che possono essere fatte:

  • Oli o burri più pregiati (karitè, mandorle…), questi non sono saponificati e nell’inci sono indicati col loro nome latino o inglese, servono per addolcire il sapone
  • Glicerina, è un sottoprodotto della saponificazione, industrialmente spesso viene separata dal sapone per essere utilizzata nell’industria farmaceutica o degli esplosivi. I produttori che non fabbricano da sé il sapone ma lo acquistano grezzo spesso la aggiungono nuovamente per ingentilire il prodotto
  • Profumazioni, indicate col generico “parfum”, sono in genere di natura sintetica ma possono anche essere date da oli essenziali profumati. Attenzione a non cadere nell’errore naturale=migliore perché spesso gli oli essenziali essendo fortemente concentrati possono contenere degli allergeni. Per legge è obbligatorio indicare in etichetta le sostanze riconosciute come allergizzanti se presenti ad una concentrazione maggiore allo 0.01%, sia se di origine naturale, sia se di sintesi.
  • Chelante, in genere è l’EDTA, serve a sequestrare il ferro (che accelera l’irrancidimento del sapone) e calcio e magnesio (rendendo l’acqua più dolce il sapone fa una schiuma migliore). L’EDTA non è molto ben visto dai sostenitori dell’ecobio ma la sua pericolosità a livello ambientale è ancora molto dibattuta. In molti saponi è sostituito da altre molecole chelanti come tetrasodium etidronate

Saponi particolari. Il vero sapone di Marsiglia dovrebbe essere costituito dal solo olio d’oliva, al limite può essere aggiunta una piccola quantità di olio di cocco per aumentarne la schiuma, mai grassi animali.
Il vero sapone di aleppo è costituito da olio di oliva e olio di alloro, la quantità di quest’ultimo ne definisce la qualità e può arrivare fino al 25% (deve essere specificato in etichetta). L’olio di alloro è sempre definito come laurus nobilis e non come sale in quanto è aggiunto dopo la saponificazione.

Leggiamo l’etichetta: balsami labbra

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Dopo il post su come sono fatti i burrocacao (qui) mi sembrava interessare postare alcuni esempi di inci reali per fare un po’di pratica 🙂
Non è facile riconoscere un buon cosmetico solo dal suo inci, perchè vi sono elencati solo gli ingredienti ma non se ne conosce la quantità (anche se a volte la si può desumere dalla posizione relativa di due ingredienti), però ci si può fare un idea prima dell’acquisto su che tipo di prodotto può essere o possiamo cercare tra gli ingredienti se ci sono quelli che fanno al caso nostro.

Nel caso di burrocacao per essere efficaci cerchiamo prodotti con molti emollienti diversi, nonchè antiossidanti (di solito tocoferolo). Poi possiamo cercare ingredienti lenitivi nel caso di labbra molto screpolate o possiamo volere dei filtri UV se ad esempio vogliamo utilizzarli prevalentemente all’aria aperta. Viceversa se è un prodotto che usiamo di solito prima di andare a dormire meglio un prodotto che non contenga filtri.

La Saponaria – burro cacao oliva e riso

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Inci: Ricinus Communis Oil*, Olea Europaea Fruit Oil*, Cocos Nucifera Oil*, Butyrospermum Parkii Butter*, Hydrogenated Castor Oil, Oryza Sativa Cera, Tocopheryl Acetate, Tocopherol (* da agricoltura biologica).

Emollienti: Olio di ricino, olio d’oliva, olio di cocco, burro di karitè

Fattori di consistenza: Cera di riso

Ingredienti attivi/antiossidanti: tocoferil acetato, tocoferolo (vitamina E)

Commenti: Inci molto semplice, la cera di riso ha un punto di fusione più alto rispetto alle altre cere presenti comunemente in prodotti di questo tipo, questo porta ad un prodotto meno spalmabile. La presenza di oli in maggior quantità rispetto al burro dovrebbe bilanciare questo effetto ma il prodotto risulta comunque duro soprattutto in inverno.

L’Amande – stick labbra emolliente

sticklabbra_amande

Inci: Ricinus communis oil, cera alba, hetylhexyl dodecanol, hydrogenated lanolin, candelilla cera, butyrospermum parkii, chamomilla recutita, tocopheryl acetate, retinyl palmitate, bisabolol, aroma

Emollienti: Olio di ricino, etilesil dodecanolo, lanolina, burro di Karitè

Fattori di consistenza: cera alba, cera candelilla

Attivi/antiossidanti: Estratto di camomilla, tocoferil acetato, retinil palmitate, bisabololo

Commenti: Prodotto ricco di sostanze emollienti e lenitive (camomilla e bisabololo). Un piccolo difetto è dato dalla lanolina. La lanolina è una cera prodotta dalla pelle delle pecore come sostanza protettiva ed emolliente, si ricava durante la lavorazione della lana. Può contenere tracce di pesticidi e anticrittogamici contaminanti l’erba in cui pascolano le pecore. Anche in questo caso bisogna specificare che le materie prime cosmetiche sono controllate, ma se è possibile preferisco cosmetici che non la contengono, burri e oli vegetali possono sostituirla tranquillamente.
Il retinil palmitato è un derivato della vitamina A (retinolo) con delicate proprietà esfolianti, elimina le cellule morte levigando le labbra.
In sintesi, a leggere l’inci, sembra un ottimo prodotto.

L’erbolario – nutrilabbra vellutante

nutrilabbra_erbolario

Inci: Ricinus communis oil, simmondsia chinensis oil, polyglyceryl 3 beeswax, butyrospermum parkii butter, candelilla cera, glyceryl dibehenate, theobroma cacao butter, shorea stenoptera butter, glyceryl behenate, tribehenin, mangifera indica seed oil, tocopheryl acetate, tocopherol, oryzanol, aroma, profumo/parfum, anise alcohol, benzyl benzoate, coumarin

Emollienti: Olio di ricino, olio di jojoba, burro di karitè, glyceryl dibehenate, burro di cacao, burro di illipe, glyceryl behenate, tribehenin, burro di mango.

Fattori di consistenza: cera bellina, cera candelilla

Attivi/antiossidanti: tocoferil acetato, tocoferolo, gamma orizanolo

Allergeni: anise alcohol, benzyl benzoate, coumarin

Anche questo burro è ricco di sostanze emollienti. Glyceryl dibehenate, glyceryl behenate e tribehenin sono derivati dell’acido beenico, un acido grasso di origine vegetale che si trova naturalmente in diversi oli.
La cera bellina si trova nell’inci come polyglyceryl 3 beeswax perchè non si trova in natura ma deriva dalla cera d’api esterificata (cioè fatta reagire chimicamente) con glicerolo. Il prodotto ottenuto rispetto alla cera d’api ha una maggior durata ed è meno “scivoloso”.
Il gamma orizanolo si ricava dall’olio di riso ed è un buon antiossidante, specie se usato in combinazione con altri antiossidanti come in questo caso. Inoltre funziona anche da filtro UV.
Gli allergeni sono sostanze contenute nei profumi/aromi utilizzati nei cosmetici, che possono dare reazioni allergiche/sensibilizzazione, il legislatore ne ha individuati 26 e, se presenti al di sopra di una certa concentrazione, devono essere indicati in INCI.

E voi? Siete già andati a leggere l’Inci del vostro burrocacao preferito? Dubbi su qualche suo ingrediente? Chiedete pure nei commenti!

Etichette dei cosmetici

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Spesso quando si sente la parola “cosmetico” si pensa al make up, quindi ai cosiddetti cosmetici decorativi, in realtà si tratta di una serie molto più ampia di prodotti, la normativa vigente (regolamento CE 1223/2009)fornisce a tal proposito una definizione molto dettagliata:
“qualsiasi sostanza o miscela destinata ad essere applicata sulle superfici esterne del corpo umano (epidermide, sistema pilifero e capelli, unghie, labbra, organi genitali esterni) oppure sui denti e sulle mucose della bocca allo scopo esclusivamente o prevalentemente di pulirli, profumarli, modificarne l’aspetto, proteggerli, mantenerli in buono stato o correggere gli odori corporei”

“I prodotti cosmetici possono comprendere creme, emulsioni, lozioni, gel e oli per la pelle, maschere di bellezza, fondotinta (liquidi, paste, ciprie), cipria, talco per il dopobagno e per l’igiene corporale, saponi di bellezza, saponi deodoranti, profumi, acque da toeletta ed acqua di Colonia, preparazioni per bagni e docce (sali, schiume, oli, gel), prodotti per la depilazione, deodoranti e antitraspiranti, tinture per capelli, prodotti per l’ondulazione, la stiratura e il fissaggio, prodotti per la messa in piega, prodotti per pulire i capelli (lozioni, polveri, shampoo), prodotti per mantenere i capelli in forma (lozioni, creme, oli), prodotti per l’acconciatura dei capelli (lozioni, lacche, brillantine), prodotti per la rasatura (creme, schiume, lozioni), prodotti per il trucco e lo strucco, prodotti destinati ad essere applicati sulle labbra, prodotti per l’igiene dei denti e della bocca, prodotti per la cura delle unghie e lacche per le stesse, prodotti per l’igiene intima esterna, prodotti solari, prodotti autoabbronzanti, prodotti per schiarire la pelle e prodotti antirughe”.

Nella stessa norma viene chiarito altresì cosa NON è cosmetico:
“Una sostanza o miscela destinata ad essere ingerita, inalata, iniettata o impiantata nel corpo umano non è considerata prodotto cosmetico”.

Per un acquisto consapevole, è indispensabile saper leggere l’etichetta di un cosmetico in cui sono contenute obbligatoriamente alcune importanti informazioni per il consumatore finale (descritte al capo VI del regolamento):

  • il contenuto nominale in peso o volume
  • la data fino alla quale il cosmetico continuerà a svolgere la sua funzione iniziale, preceduta dal simbolo
    consumare preferibilmente

Se la durata minima è superiore ai 30 mesi questa indicazione non è obbligatoria, al suo posto si deve indicare il periodo di tempo in cui il prodotto una volta aperto può essere utilizzato senza effetti nocivi per il consumatore (il cosiddetto PAO), contrassegnato dal simbolo
Pao

seguito dall’indicazione in mesi o anni.
Attenzione, questo dato è molto importante, i cosmetici non sono eterni! Se a fianco di questo simbolo troviamo ad esempio la dicitura 6M, significa che dopo l’apertura il prodotto si può usare in tutta sicurezza per 6 mesi, dopo dovremmo prestare attenzione ad eventuali alterazioni di colore/odore/consistenza e, nel caso di dubbio, gettarlo. Usare cosmetici scaduti può causare allergie o sfoghi cutanei perciò se avete l’abitudine di aprire molti prodotti simili insieme, sarebbe consigliabile segnare sopra la confezione la data di apertura.

  • Eventuali precauzioni per l’impiego
  • La funzione del prodotto cosmetico
  • L’elenco degli ingredienti (il cosiddetto INCI) indicati in ordine decrescente di peso al momento d’incorporazione nel prodotto cosmetico. Gli ingredienti presenti in quantità inferiori all’1% possono essere elencati alla fine in ordine sparso. I composti odoranti e aromatizzanti sono indicati col termine generico “parfum” o “aroma”. È obbligatorio indicare la presenza di nano materiali tramite prefisso “nano” al nome dell’ingrediente. I coloranti possono essere inseriti alla fine.

Un’ultima curiosità sulla normativa: al capo V viene espressamente vietata qualsiasi sperimentazione sugli animali di prodotti cosmetici finiti o di ingredienti in essi contenuti. Perciò quando troviamo un cosmetico con la dicitura in etichetta “prodotto non testato sugli animali” ricordiamoci che non è un valore aggiunto rispetto ad un qualsiasi altro cosmetico in vendita.